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YOGA: l’illuminazione dove è finita?
- 29 Giugno 2026
- Pubblicato da: admin
- Categoria: Uncategorized
Come la pratica più antica del mondo sta perdendo di vista il traguardo finale.
Esiste una parola che è quasi scomparsa dal linguaggio degli insegnanti di Yoga, una parola che per migliaia di anni è stata il cuore pulsante dell’intera tradizione yogica: illuninazione.
Sembra evaporata, eppure, se apriamo uno qualsiasi dei testi classici la troveremo ovunque: moksha, samadhi, kaivalya, mukti, nirvana… La liberazione finale dovrebbe essere il punto d’arrivo, allora cosa è successo?
La prima risposta sarebbe anche la più scomoda: lo Yoga è diventato un prodotto.
Si è integrato in un mercato globale del benessere e si vende meglio se si può misurare: la schiena più flessibile, il livello di cortisolo più basso, il numero di notti crescente con un sonno profondo…
Senza che nessuno consapevolmente decidesse questa deriva, la “promessa” dello Yoga si è abbassata: non più la liberazione dal ciclo delle rinascite, ma la liberazione dal mal di schiena, non più il risveglio della coscienza, ma il risveglio da un sonno ristoratore.
PSICOLOGIA VERSUS SPIRITUALITÀ
C’è stato un incontro potente e trasformativo tra lo Yoga e la psicologia occidentale. Le neuroscienze, la psicologia del trauma, la mindfulness terapeutica hanno scoperto nello Yoga uno strumento preziosissimo: aiuta a regolare il sistema
nervoso, ad elaborare emozioni difficili, a riconnettersi con il corpo dopo esperienze molto dolorose.
Ma nel processo di traduzione qualcosa si è perso: il Samadhi. Quello stato di assorbimento profondo, in cui il confine tra osservatore e osservato si dissolve, è
diventato un “essere nel flusso”. La kundalini è diventata “attivazione del sistema nervoso, la non-dualità è diventata “integrazione dell’ombra”.L’orizzonte si è rimpicciolito, la meta non è più la liberazione, è il benessere o la guarigione.
Mete di valore, ma lontane dallo Samadhi.
DERIVE ETICHE
Gli scandali e le circuizioni a opera di personaggi popolari nel mondo dello Yoga sono stati numerosi e l’insegnamento implicito che ci hanno trasmesso si può riassumere in questo modo: chiunque si presenti come illuminato, come “essere” superiore, in senso spirituale, è potenzialmente pericoloso. Occorre fare
attenzione agli abusi di potere mascherati da trascendenza. Questi fatti hanno spinto l’opinione pubblica a credere che l’insegnante ideale sia un “eterno studente”, qualcuno che condivide con noi il cammino, ma non indica la vetta. Questo punto di vista è sicuramente sano, ma porta con sé il rischio di eliminare la
domanda, insieme alla risposta sbagliata.
IL CORAGGIO DELL’ORIZZONTE
Esiste, inoltre, qualcosa di più sottile che riguarda la cultura post-moderna in cui viviamo. Diffidiamo delle grandi narrazioni, dei sistemi totalizzanti, delle verità assolute, pertanto, se qualcuno parla di grandi mete viene immediatamente etichettato come ingenuo o manipolatore.
È molto rassicurante sentirsi dire: «Sei già intero», «Sei già a casa». Frasi bellissime, che nelle tradizioni non-duali hanno un significato preciso e profondo, ma che nel contesto contemporaneo spesso vengono usate, non per indicare la realtà ultima, bensì per esonerare dalla fatica, dalla dedizione e dall’impegno che ogni trasformazione richiede.
Siamo giunti a un risultato paradossale: abbiamo ereditato le tecniche più sofisticate per la trasformazione della coscienza (yama, niyama, asana, pranayama, meditazione), ma le pratichiamo solo per obiettivi minori. È come avere in mano una mappa dettagliata che porta alla vetta più alta e guardare solo alle tappe secondarie.
LA DOMANDA NON SI PUÒ SPEGNERE
Non si può però concludere con un semplice “prima era meglio”. Lo Yoga accessibile, inclusivo, sensibile, privo di gerarchie abusive, ha portato benefici reali a milioni di persone. Non è poco.
Ma la domanda esistenziale che le tradizioni yogiche e tantriche hanno sempre custodito non scompare anche se la ignoriamo. Continua a premere in chiunque pratichi con una certa serietà. Forse il mondo non ha bisogno di nuovi guru, ma la spiritualità rimane un elemento fondamentale. Gli insegnanti di Yoga hanno il compito di non rimuovere l’elemento spirituale: la domanda.
Occorre tenerla viva, con umiltà e con coraggio, lasciando che la pratica apra verso qualcosa di più grande. Perché lo Yoga, in fondo, è nato nella sete di chi si chiede il senso e il significato ultimo.
È possibile parlare di illuminazione in modo serio, senza ingenuità e senza arroganza? Non ci sono risposte facili, ma è meglio non togliere la domanda dall’orizzonte.
Yoga chitta vritti nirodha:lo Yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente. Tada drashtuh svarupe vasthananm: allora il
vedente si stabilisce nella propria natura.
Patanjali sapeva dove stava andando.
Noi vogliamo ancora saperlo?
A cura di Lorena Trabucco Yoko
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