Blog

Il gesto della pace, chiamato anche Prana Mudra.

Lo sappiamo, ogni parola di questi tempi potrebbe risultare retorica, ma è necessario comunque parlare della pace. Nella pratica dello Yoga ci si rivolge all’interno, all’Essere. È lì dove la pace è sempre possibile ed è da lì che si può cominciare e ricominciare, mille volte ancora a vederla possibile.

È lì che si impara a chiedere ispirazione per oggi, per ora, ispirazione affinché la PACE sia. Se è possibile dentro di noi sarà sempre più possibile nel mondo intorno a noi…

 

Ma sarà mai davvero possibile una Pace Universale?
Purtroppo, eccetto qualche raro esempio e di breve durata, la pace e l’armonia non si è storicamente data nemmeno nelle comunità spirituali, la cui storia è frequentemente disseminata da rivalità, divisioni e anche scandali.
La pace universale per ora risulta un’utopia, rimane un Ideale verso cui tendere che ha necessariamente bisogno di fare i conti con il Reale. Da questo confronto tra Ideale e Reale può nascere una ricerca interiore che porta maggior consapevolezza e apre la possibilità di un futuro di maggior pace ed armonia.
La via più efficace per la pace è il cambiamento di noi esseri umani, possibile con lo Yoga allor quando si riesca a sradicare dalla mente le radici della lotta interna ed esterna. Significa sradicare tante inutili paure, l’avidità, il bisogno di prevaricare sugli altri; significa aprirsi ad una consapevolezza che include non solo il resto dell’umanità ma anche gli animali, le piante, il pianeta intero.
Questo è possibile solo individualmente. Possiamo far sì che la pace sia un ideale da tenere a cuore e così regolare di conseguenza i pensieri, le emozioni e le nostre azioni sulla realtà.

Il fatto che ancora non si riesca a vivere in pace non significa che sia sbagliato aspirarvi.

C’è una pratica Yoga che può rafforzarci e sostenerci in questo intento, è una Mudra, un gesto che combina la respirazione con il movimento delle mani e delle braccia.

Come eseguirlo:

– Ci si sistema in posizione comoda da seduti con la colonna vertebrale diritta e gli occhi chiusi;
– Si inizia con le mani all’altezza dell’addome, le dita rivolte le une verso le altre, senza che si tocchino, i palmi verso l’ombelico. Lentamente si fanno salire le braccia e le mani, espandendo il respiro e la consapevolezza verso il cielo, l’alto, l’infinito; il movimento va eseguito in sincronia con l’inspirazione. In questa prima fase le mani si muovono verso l’alto allargando bene i gomiti fino ad arrivare al plesso solare;
– Si prosegue con l’espansione dell’inspirazione mentre le mani, sempre con le dita le une verso le altre, arrivano di fronte al cuore e seguono l’ampiamento del petto avvicinandosi alle clavicole, i gomiti sempre lontani dal tronco. Al termine di questa seconda fase le braccia e i gomiti sono paralleli a terra, all’altezza delle spalle;  
– Si prosegue così con le mani fino alla gola e poi si sale ancora. Con il torace e il respiro espanso, le mani passano davanti al viso, poi si allontanano dal corpo e si elevano con i palmi verso l’alto. Le spalle sono rilassate e i polmoni pieni;
– Con il viso verso il cielo, si rimane in un atteggiamento ricettivo, braccia aperte, sospensione del respiro a polmoni pieni. Si mantiene questa posizione e la ritenzione dell’aria a pieno fin dove è possibile, senza sforzo alcuno;
Quando si sente di dover espirare, si lasciano le mani tornare in sincronia con l’espirazione, fino al punto di partenza, in senso inverso, ripetendo lo stesso percorso. Arrivati al punto di partenza, ci si accerta di aver svuotato tutta l’aria dai polmoni prima di ripetere la Mudra;

 

Questa gesto, eseguito in armonia con le fasi respiratorie, permette di sperimentare uno stato interiore elevato, di pace e armonia dentro di sé e allargato al mondo intorno a sé. Si vive un senso di pace espanso,  il viso si rilassa ed esprime questa serenità interna, impagabile, indescrivibile. Difficile solo per gli impuri si direbbe in linguaggio tantrico.
Per questo il gesto è chiamato Shanti Mudra. Il termine sanscrito Shanti indica uno stato di pace interiore; il significato della parola è anche “tranquillità”, “quiete” e ha un’origine onomatopeica, deriva da “shhh…”, SILENZIO, quel silenzio interiore dove la pace è sempre possibile. Uno stato altamente auspicabile che può però essere amplificato e reso ancor più efficace con un ulteriore passaggio:

Accompagnando il gesto con il mantra “SHANTI SHANTI SHANTI OM” dove si vocalizza per tre volte la parola Shanti quando le mani e il viso sono rivolti verso il cielo e la Om mentre le mani scendono in grembo.

Si consiglia di eseguire per almeno 5 volte consecutive. 

A cura di Lorena Trabucco