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Accogliere i cambiamenti senza renderli un trauma
- 26 Agosto 2026
- Pubblicato da: admin
- Categoria: Uncategorized
Se hai paura dei cambiamenti sappi che sei in buona compagnia. Tutti temono i cambiamenti perché ogni spostamento dalla comfort zone significa lasciare il conosciuto per lo sconosciuto, il certo per l’incerto.
Solo la parola “sconosciuto” suscita un senso di disagio.
Spesso non si teme il cambiamento in sé, ma quello che scompare insieme a esso, ovvero, il senso di sicurezza.
Il nostro sistema nervoso davanti a qualsiasi transizione, positiva o negativa, fa fatica a distinguere e reagisce come se stesse per succedere qualcosa di pericoloso, il cambiamento, appunto.
TROPPE SOLLECITAZIONI
Non tutti reagiscono nello stesso modo; la stessa notizia può mandare in crisi qualcuno e lasciare indifferente (o al massimo preoccupato) qualcun altro. Non dipende solo dalla gravità dell’evento, ma da quanto spazio interno abbiamo. Il cambiamento
diventa un “problema impossibile da affrontare” quando sentiamo di non avere risorse per affrontarlo mentre lo attraversiamo. Viviamo un tempo in cui siamo sollecitati da continui stimoli e soggetti a cambiamenti veloci…
E ne avvertiamo la fatica. Si può arrivare al punto in cui la banale rottura di un elettrodomestico o un trasferimento di lavoro possono crearci grossi picchi d’ansia, ma la cosa più preoccupante è che, talvolta, questa tensione emotiva si manifesta anche quando dobbiamo affrontare cambiamenti positivi. E questo accade non perché siamo “troppo sensibili”, ma perché si verifica
una reazione antichissima del corpo che accade quando si superano i limiti di sopportazione. L’ansia sale quando il sistema psicofisico confonde una “probabile minaccia” con un “pericolo grave imminente”, attivando cortisolo e adrenalina, per una “problematica” che esiste solo nella mente, anche se il corpo risponde al pericolo come se fosse reale.
LO YOGA AIUTA
La pratica Yoga offre preziosi strumenti per attraversare indenni le sfide della vita e le sollecitazione dei tempi che viviamo
senza restarne travolti. Attraverso la pratica non si prova a convincere la mente con parole rassicuranti (che sappiamo servano a poco), ma interveniamo direttamente sul corpo dando “informazioni” preziose e dialogando direttamente con la mente profonda. Queste “informazioni fisiche” sono molto più convincenti.
Non si può certo banalizzare il lavoro sottile che lo Yoga agisce sui praticanti e si intuisce che per ottenere effetti concreti ci sia bisogno una pratica regolare, ma, contrariamente a quanto alcuni credono, non occorre eccellere con asana complicate. L’efficacia deriva da tre elementi: respirazione, presenza consapevole, rilascio delle tensioni muscolari.
La pratica di asana con respiro lento e consapevole attiva il sistema nervoso parasimpatico, attenua il picco di cortisolo e abbassa la frequenza cardiaca. Nel tempo, inoltre, riduce i segnali di pericolo che lancia l’amigdala.
La presenza consapevole durante la pratica allena la corteccia prefrontale e l’insula, migliorando la consapevolezza propiocettiva, ovvero lo stress che percepiamo prima che diventi ansia.
Rilassamento profondo e mindfulness aumentano i neurotrasmettitori GABA e serotonina (che producono calma e senso
di benessere), inoltre, calano gli automatismi della mente con l’effetto di ridurre il rimuginio mentale.
CONCLUDENDO
Duemila anni fa Patañjali, in una sola frase, ha racchiuso un condensato di significato: “Sthira Sukham Asanam”.
Non si sceglie tra sentirsi sicuri e sentirsi vivi, si possono avere entrambe le cose insieme. Accogliere il cambiamento senza farne un dramma non vuol dire eliminare la paura, né fingere una calma che nega quanto certe transizioni siano difficili, significa, più semplicemente, costruire, un respiro alla volta, una postura alla volta, uno spazio interiore di presenza consapevole che ci
renda capaci di restare in equilibrio mentre tutto intorno si trasforma.
Stabili e aperti, radicati e flessibili senza dover scegliere.
DISARMARE L’ANSIA, UN RESPIRO ALLA VOLTA
La tecnica che presentiamo si può utilizzare anche fuori dal tappetino, quando sentiamo l’ansia crescere e il cuore battere all’impazzata.
Sediamoci e osserviamo il respiro spontaneo. Dopo qualche respirazione proviamo ad allungare l’espirazione fino a espellere tutta l’aria. Possiamo adottare una inspirazione di 4 tempi e una espirazione di 6 tempi, oppure una di 5 e 8.
Dopo qualche ciclo, quando arriviamo alla fine dell’espirazione, invece di inspirare, inseriamo una pausa di due o tre secondi, senza avere fretta. Ripetiamo per almeno sette respiri focalizzando l’attenzione sulla pausa senz’aria.
Lasciamo che l’inspirazione arrivi spontanea e riempia nuovamente i polmoni.
Quel breve vuoto su cui ci siamo concentrati è, in miniatura, un atto di fiducia verso la vita che ci attraversa.
Ed è esattamente qui che la pratica costante costruisce qualcosa di prezioso: la consapevolezza di un centro interiore stabile anche mentre tutto il resto cambia. Quel senso di sicurezza di cui sentiamo il bisogno non toglie la fatica del cambiamento, non lo rende indolore, ma gli offre uno spazio di risorse che prima non c’era. È questa consapevolezza che nel tempo ci insegnerà a non incamerare indistintamente ogni sollecitazione che riceviamo dall’esterno. Non sempre dobbiamo inseguire gli stimoli che ci arrivano e dobbiamo imparare a discernere (viveka) trattenendo solo ciò che per noi è buono e utile. Sarà questa consapevolezza a connetterci con le risorse interiori per vivere una vita in più equilibrata e serena.
A cura di Lorena Trabucco Yoko
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