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MAHĀMUDRĀ il Grande Sigillo
- 30 Aprile 2026
- Pubblicato da: admin
- Categoria: Uncategorized
In un periodo storico in cui gli esseri umani sono sovraccaricati di impegni e informazioni e vivono disconnessi dalle ricchezze del mondo interiore, questa pratica offre qualcosa di prezioso: un risveglio alla realtà della propria essenza come esperienza diretta. Mahāmudrā, dal sanscrito Maha “grande” e Mudra “sigillo/gesto”, è una delle pratiche più profonde e raffinate dell’intera tradizione dello Yoga e del Buddismo tantrico.
Non si tratta solo di una semplice tecnica fisica dato che nel buddismo tantrico è ben inserita in un intero sistema di contemplazione che abbraccia un’unica visione luminosa della realtà. Nella tradizione dell’Haṭha-Yoga è citata nei più antichi testi.
PRATICA
Si esegue seduti con una gamba distesa e l’altra piegata con il tallone premuto sul perineo. Le mani afferrano il piede della gamba distesa, la colonna si raddrizza e si allunga inspirando l’aria e attivando Mūla bandha, una contrazione intensa dei muscoli della base del tronco (contrazione che si dovrà mantenere per tutto il tempo dell’inspirazione e della ritenzione del respiro). Dopo aver inspirato, si fa scendere il mento verso il collo rimanendo in Antara Kumbhaka, la ritenzione d’aria a polmoni pieni. In apnea, si esegue la chiusura della gola, un altro elemento della pratica chiamato Jālandhara bandha. Con questo bandha la nuca si allunga verso l’alto, la glottide si chiude, le spalle restano abbassate e rilassate, il petto va leggermente verso il mento. Si trattiene l’aria finché si riesce senza imporre un particolare sforzo. Infine si espira lentamente e si rilassa ogni contrazione. Si ripete per più respiri; successivamente si esegue dall’altro lato.
La pratica ben eseguita combina postura, respiro e concentrazione. Ha effetti meravigliosi nell’equilibrare l’energia interna, svuotare la mente da ogni contenuto e da ogni distrazione e soprattutto porta a immergersi in un profondo silenzio interiore.
CONCLUSIONE
Ciò che rende Mahāmudrā straordinariamente attuale è la sua essenzialità: non richiede riti elaborati o contorsionismi fisici. Suggerisce che la mente è già in grado di raggiungere la purezza e la saggezza dell’Unità.
Il lavoro è sottile, e nello spirito più originale delle pratiche tantriche, andrebbe eseguito sotto una guida esperta e saggia. Non si tratta di avere particolari conoscenze, ma occorre smettere di oscurare ciò che è già presente.
“Premendo la caviglia sinistra contro il perineo, distendere la gamba destra e tenere ben fermo il piede destro con le mani. Con la gola contratta per mezzo di Jālandhara-bandha, si trattiene il Vāyu. Come un serpente colpito si solleva bruscamente e diventa diritto come un bastone, nello stesso modo la Shakti si solleva. Si ha allora la cessazione dell’attività (marana-avasthā), connessa con le due nāḍī. Allora si deve espirare molto lentamente, mai con forza. Ecco Mahāmudrā, com’è esposto dai grandi Siddha. Questa Mudrâ distrugge le grandi cause di sofferenza e tutti i mali…”
Haṭhayoga Pradīpikā (III,10/14)
A cura di Lorena Trabucco Yoko
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